ScribeFire indipendente con Prism

Qualche tempo fa scrissi un post in cui enunciavo le meraviglie di ScribeFire, un addons natìo per Firefox che consente di gestire più blog da un unico pannello senza dover avviare ogni sito/blog che si gestisce. L’ho trovato molto utile perché di solito si si perde più tempo ad aprire ogni pannello di amministrazione che a produrre contenuti veri e propri. Con ScribeFire viene facilitata la possibilità di produrre contenuti al volo.

Problema.
ScribeFire, soprattutto l’ultima versione – mentre scrivo è la 3.5.3 -, appesantiscono Firefox in maniera spropositata. O perlomeno, sul mio vecchio scassone l’accoppiata ScribeFire+Firefox sugge tutta la Ram e la CPU chiede pietà.

Soluzione: Rendere ScribeFire indipendente.
Chi è su Windows potrebbe dire: io utilizzo Windows LiveWriter. Che è infatti ottimo, ma io sono su Ubuntu Linux, odio i pesantissimi prodotti Microsoft e non ho alcuna intenzione di smanettare con Wine (l’emulatore dei programmi windows su Linux).

Quindi ho seguito questa guida ed ho risolto.

In breve: l’estensione di ScribeFire viene utilizzata assieme a Prism, che è una meravigliosa e leggerissima applicazione per rendere le Web Application delle Desktop Application. Per intenderci: se volete avere Gmail come fosse un software Desktop a sé stante, slegato quindi dal browser, utilizzate Prism.

Thank you, Haroon ;)

[Solved] gconf-sanity-check-2 exited with status 256

(Sorry, in Italian)

Breve promemoria per il futuro. Talvolta quando si fa un uso massiccio degli strumenti di pulizia in Ubuntu può succedere di resettare alcune impostazioni nei permessi di scrittura e ci si può imbattere in questo errore al boot:

/usr/lib/libgconf2-4/gconf-sanity-check-2 exited with status 256

Che non consente al sistema di avviarsi, o meglio non consente al server X di avviarsi precludendo l’avvio del motore grafico

Soluzione

La soluzione in realtà è molto banale, ma bisogna conoscerla.

Riavviate la vostra macchina ed entrate nella modalità Recovery Mode dal menù di scelta in Grub (se non avete Grub visibile di default dovrete premere Esc durante il boot iniziale).

Da lì fate poi partire una Root Shell e digitate questo comando:

chmod 1777 /tmp/

Riavviate ed il mondo tornerà a sorridervi.

ScribeFire?

Ho iniziato ad utilizzare ScribeFire per gestire al meglio e più velocemente la mole sempre più consistente di blog e servizi sociali che si affastellano inutilmente. Con questo posso gestire tutti i blog – scrivere, modificare, cancellare – semplicemente aprendo una finestra a metà schermo all’interno del browser. Non sembra neanche troppo dispendiosa di risorse, come in genere usa fare Firefox con le sue estensioni. Ha anche un buon editor WYSIWYG che non fa mai male.
Per il microblogging? Se si decidesse a funzionare uso Gwibber. Su Linux, ovviamente.

A New Start

Nuove idee e nuovi progetti iniziano. Questo sarà solo un piccolo spazio personale e di raccolta condivisa, tutto sotto al grande M Projekt.

Convertire file wmv to avi con Ubuntu Linux

Brevissimo promemoria per ricordare i passaggi da effettuare per convertire i file WMV in AVI utilizzando Ubuntu, attraverso semplici comandi da Shell.

Usando Mencoder (Consigliato)

Installare mencoder
sudo apt-get install mencoder

Comando per la conversione da Terminale
mencoder file1.wmv -ofps 23.976 -ovc lavc -oac copy -o file2.avi

File1.wmv è la sorgente, file2.avi è il risultato che si vuole ottenere

Con FFMPEG (meno consigliato)
Per comodità inserisco anche il comando per fare la conversione tramite ffmpeg da terminale, anche se la qualità di conversione risulta essere molto più bassa (ma la dimensione del file di risultato è molto inferiore, se serve di portare fuori file più leggeri)

ffmpeg -i file1.wmv file2.avi

FFmpeg è comunque pieno di possibili settaggi aggiuntivi, non finisce certo così, ma non è così semplice da utilizzare.

Per utilizzare FFmpeg in maniera semplice e tramite interfaccia grafica si può quindi utilizzare WinFF scaricabile liberamente da qui oppure tramite synaptic

sudo apt-get install winff

E potrete comodamente inserire i files da convertire – supporta anche l’inserimento di più files contemporaneamente – e convertirli nei formati principali.

Un nome alle cose

Questa cosa del Premium Publisher Network che riunisce sotto lo stesso tetto – consorzio – L’Editrice La Stampa, RCS Mediagroup ed il Gruppo Editoriale L’Espresso, notoriamente su versanti informativi ben distinti se non oppositivi, ha un nome semplice semplice e si chiama Cartello.

E come tale lede e viola le norme sulla concorrenza. Non c’è da dire altro.

Il valore dell’idea creativa

In tema di pubblicità mi sono imbattuto nella lettura di alcune polemiche scaturite all’interno dell’ADVCamp tenutosi a Riva del Garda assieme a quella genialata della Blogfest organizzata da Macchianera e compagnia cantante. Una grande orgia collettiva di vicendevoli marchette, più interessante dal lato antropologico e psico-sociale che dal lato marketing.

Detto ciò, si scatena una ridicola diatriba sulle parole espresse da Vicky Gitto, direttore creativo di DDB, durante un intervento intitolato “Non chiedermi quale sarà il futuro della pubblicità”.

Gitto afferma un concetto pubblicitario banale, controverso ed anche un po’ vecchiotto ossia che “indipendentemente dal valore etico e morale” – “l’attentato di Bin Laden è “un’idea della madonna” con un “tasso di creatività altissimo”, ““hanno avuto una grande idea!” – “hanno cambiato la storia dell’umanità semplicemente con un’idea”. – “ho identificato un obiettivo, voglio raggiungerlo, come faccio a raggiungerlo, riuscendo a ottenere la pressione media che questa gente è riuscita a ottenere senza spendere una lira”

Insomma, a livello creativo/mediatico l’attentato alle Torri Gemelle ha avuto un impatto fortissimo sulla percezione delle persone, sull’economia, ma soprattutto sugli obiettivi prefissatisi dai terroristi. Un gruppo terroristico per farsi notare non può certamente tirare una bombetta o una scoreggetta. No?

No.

Tralasciando le questioni pseudo-complottiste sull’attentato dell’11 Settembre (sono stati i terroristi? è stato il governo USA? sono questioni politiche di cui si dovrebbe parlare di là) il signor Gitto parla della questione tralasciando questioni etiche, ideologiche ed ogni qualsiasi sentimento di sensibilità. I famigliari delle vittime cosa dovrebbero pensare di uno che definisce l’attentato di Bin Laden “un’idea della madonna” ? (Tanto più che c’è di mezzo una questione religiosa, diciamo che la metafora della madonna è quantomeno fuoriluogo).

Risulta evidente che l’obiettivo di Gitto era quella di puntare il più alto possibile, in un discorso di paradossi ed estremizzazioni che sono nella natura dei processi creativi odierni. C’è poco da scandalizzarsi nel merito, semmai sul metodo. Ed infatti mi trovo assolutamente concorde con Maurizio Goetz di Marketing Usabile che cita:

La creatività in ambito pubblicitario è un mezzo utilizzato per raggiungere uno scopo. Senza creatività un messaggio di qualunque genere, non arriva a destinazione, ma il fine ultimo della comunicazione è quello di “creare valore” non solo notorietà .

Insomma, la nostra creatività non ha alcun bisogno di appellarsi ad esempi così altisonanti e terribili per poter avere terreni di comprensione condivisi. Non possiamo porre sullo stesso livello un piano di guerrilla marketing con un piano di guerrilla e basta.

Ma non è sicuramente questo uno degli esempi peggiori di ciò che c’è dietro una comunicazione ben riuscita. Penso a Nike, Coca-Cola, Mc-Donalds e tutto ciò che c’è dietro una strategia comunicativa incentrata sul brand, ma che si sgonfia davanti ad un occhio attento alle vicende internazionali legate allo sfruttamento minorile, corruzione, omicidi e diritti sindacali calpestati.

Sono andato un po’ oltre. E come al solito, da queste parti, la questione etica prevale su quella commerciale.

Leggere e convertire files .Lit su Ubuntu in maniera semplice

I files .Lit, per chi non lo sapesse, sono i file per E-book leggibili su Windows tramite il software Microsoft Reader. Ma se volessimo leggere i file .Lit in Ubuntu Linux?

Attualmente non esistono ancora supporti per leggere direttamente i files .Lit sotto Ubuntu per cui è necessario aggirare la problematica in un altro modo: ossia convertendoli. Ecco la spiegazione di come ho fatto io in maniera semplice e veloce.

Allo scopo ci viene in soccorso il software Convert LIT, liberamente scaricabile all’indirizzo. E’ possibile fare tutto tramite riga di comando da shell, ma in questa guida utilizzeremo Wine – emulatore Windows-  per poter usare comodamente Convert LIT da interfaccia grafica come se fossimo sul sistema operativo di casa Redmond.

Se non lo avete ancora installato procuratevi Wine seguendo questi passaggi da riga di comando:

sudo apt-get install wine
poi
sudo apt-get update

Ora scaricate Convert LIT per Windows direttamente da qui. Andate nella cartella dedicata ai programmi Windows sotto Wine, solitamente posizionata su /home/vostronomeutente/.wine/drive_c/Programmi

Una volta lì create la cartella “ConvertLit” ed estraeteci tutti i files dello .zip appena scaricato.

Per convertire i files .Lit che avete nell’Hard Disk cliccate su “LitConverter.exe” assicurandovi ovviamente che lo stia attraverso Wine. Una volta aperto verrete guidati dalle finestre di scelta: dovrete scegliere il vostro file .Lit all’interno dell’Hard Disk e successivamente una cartella di destinazione dentro cui riversare la versione espansa del file.

Converter Lit converte i file nel comodo formato HTML, estraendo tutti gli eventuali link contenuti nell’ebook e tutte le immagini di copertina.

Adesso potete leggere ;)

Per chi volesse avere un file PDF niente di più semplice: basta copia/incollare il testo della pagina HTML dentro OpenOffice e formattarlo a piacimento con i caratteri che preferite e per i più puntigliosi aggiungere le immagini di copertina fronte e retro. Infine esportate tutto in PDF.

Buona lettura

Allo psicodramma IPhone preferisco l’open source

FreeRunner, OpenMoko

FreeRunner, OpenMoko

In questi giorni l’ambito tecnologico e telefonia è coperto in maniera tanto pressante quanto fastidiosa dal nuovo IPhone di casa Apple. Un prodotto importante più dal lato pubblicitario che dall’utilità effettiva dell’oggetto in sè.

In contemporanea al blasonato Iphone esce però una valida alternativa open-source, FreeRunner di casa OpenMoko. Ne parla Nicola Bruno sul Corriere per cui riprendo da lì alcune interessanti caratteristiche del gioiellino open-source:

supporta la rete 3G, il collegamento Wi-Fi e il GPS; il display è sensibile al tocco e abbastanza grande per navigare senza torturare gli occhi; la memoria può essere espansa a proprio piacimento attraverso le schede SD.

Il tutto ovviamente con i vantaggi della comunità open-source: poter quindi attingere ad una vastità di software dedicati e creati anche da terze parti, integrazione con tutti i sistemi fino ad arrivare al design aperto. Tutt’altra filosofia di quella che c’è alle spalle dei soliti sistemi proprietari, chiusi ed autocelebrativi di casa Apple. Che a guardare bene non è poi così diversa dall’odiata Microsoft, ça va sans dire.

La possibilità di acquisto può avvenire solamente online ed ovviamente la disponibilità di prodotti è di molto ridotta al confronto con il mela-telefono. Il prezzo? 320 euro e la possibilità di utilizzare Sim e tariffe telefoniche senza sottostare alle imposizioni portate avanti da Apple ed i nostri gestori telefonici in odore di cartello.

Dovessi spendere soldi per un telefono ultra tecnologico, beh, si è già capito verso quale settore mi dirigerei.

1984: lo spot Apple che introdusse il Personal Computer (Macintosh)

“For Today, we celebrate the first glorious anniversary of the Information Purification Directives. We have created, for the first time in all history, a garden of pure ideology. Where each worker may bloom secure from the pests of contradictory and confusing truths. Our Unification of Thoughts is more powerful a weapon than any fleet or army on earth. We are one people, with one will, one resolve, one cause. Our enemies shall talk themselves to death and we will bury them with their own confusion. We shall prevail!”

On January 24th, Apple Computer will introduce Macintosh.
And you’ll see why 1984 won’t be like “1984.